Serve una cura dimagrante

Sul forum qualche navigatore si lamenta perché ha rilevato che di buone motociclette a prezzo abbordabile in giro ce ne sarebbero poche, anche tra le novità presentate all’EICMA, salvo eccezioni tipo la Yamaha XJ6 che costerà su strada circa 6.000 Euro. In realtà il problema mi sembra mal posto, in quanto di buone motociclette caratterizzate da costi di acquisto e di gestione contenuti - nonché da prestazioni complessive più che soddisfacenti - nei listini ce ne sono non poche, dalla già citata Yamaha alla Kawasaki ER-6, dalla Suzuki Gladius alle Honda CBF, e solo per citarne alcune. Proviamo quindi ad affrontare la questione sotto un altro aspetto: gran parte dei costruttori continua a puntare sulle prestazioni assolute come caratteristica distintiva principale della sua produzione e, come prima conseguenza, queste prestazioni esagerate sono diventate il DNA che caratterizza le moto “vere”, quelle che fanno sognare, che fanno da riferimento a tutto il mercato. Ne consegue anche che modelli tipo quelli che abbiamo elencato prima vengono percepiti come moto di serie B, un po’ meste, razionali e intelligenti quanto prive di appeal, insomma, tutto l’opposto rispetto alle motivazioni di chi compera una moto e vuole divertimento, immagine, fascino… Il difficile, quindi, non è progettare e proporre moto tipo la Ducati Streetfighter, ma progettare e proporre qualcosa che abbia lo stesso fascino con la metà dei cv e del prezzo. In definitiva, credo la situazione del traffico odierno dentro e fuori le città, le difficile congiuntura economica (ma anche il semplice buon senso) ormai impongano un “downsizing” generalizzato di prestazioni e costi, e la sfida è raggiungere questi risultati senza nulla perdere in termini di attrattiva per il raffinato palato dei motociclisti. Si tratta di una sfida non certo facile, ma credo anche che la pura rincorsa alle prestazioni stia portando il mercato delle ruote alte su un binario morto.

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11 Commenti »

  1. di freedomz76 | 19 Novembre 2008 h. 11:54


    Son tutte moto belle, io per la mia pochissima esperienza ho optato per il modello piu leggero (Monster 696) perche non e’ possibile avvicinarsi a delle Naked che pesano un sacco… volevo prendermi una Kawasaki Z750 ma pesa quasi 60kg in +!

  2. di andreagsf | 19 Novembre 2008 h. 12:26


    Io ho comprato una GSR600 che secondo me è una moto molto bella, performante, ben rifinita e che costa relativamente poco. E’ vero, non sono un motociclista esperto, ma mi sembra di aver trovato tutto ciò che desidero in una moto. Del resto la suzuki per il 2009 questo modello non lo ha toccato…

  3. di rocles | 19 Novembre 2008 h. 12:33


    caro direttore..quello che lei dice mi trova concorde..il fatto è che il merato italiano..duole dirlo..è fatto per buona parte di motociclisti del giro della domenica (estiva) o pistaioli stradali (sempre estivi). Quindi..è logico che ci usa la moto in questi periodi o con questi scopi segua per forza di cose il mercato delle prestazioni..della poloarità del marchio poittosto che quello della concretezza e del range di utilizzo. Io sono un motociclista tout-court, nel senso che la macchina non ce l’ho e giro tutto l’anno, caldo freddo sole e pioggia sempre in moto, e in estate giri di centinaia e centinaia di Km e viaggi in due… Adesso capite che di una moto come, tanto per citarne una, l’osannata ducati streetfighter non me ne faccio un bel nulla! Da anni uso una yamaha yzf600r thundercat, una delle moto che non fanno più da un pò ma che mi permette di essere in giro tutto l’anno e di poter aprire la manetta con soddisfazione quando voglio. Ma non è una moto “figa” non è una “supersportiva da superbike”, non è una “naked” e quindi non è, e non è stata mai, per il nostro mercato. Proprio perchè polivalente. E non è un caso che altrove in Europa, su mercati più evoluti che sfruttano il mezzo “moto” pienamente, ne abbiano vendute molte di più che in Italia. Pensi..io non cambio moto e ho preferito farle rifare il motore che cominciava ad accusare il peso degli anni, perchè sul mercato non ho trovato una proposta di un quattro cilindri con 90 cv che non mi costringa a stare sdraiato sul serbatoio, senza la possibilità di andare in due se non per pochi km… Adesso forse qualche timido accenno di ritorno c’è..ma finchè per molti la moto sarà ancora “moda” credo che non usciremo dai soliti schemi..

  4. di iljudo | 19 Novembre 2008 h. 12:42


    Buon giorno direttore,
    il tema da Lei proposto mi attrae da parecchio tempo.
    In effetti il mercato odierno del motociclo si sta spaccando sempre più in due: le entry level e le top di gamma. Queste ultime vengono proposte con il top di allestimento e di prestazioni e di design e continuano ad essere vendute (e per i produttori europei che non possono godere delle economie di scala diventano l’unica strategia possibile per restare sul mercato: i cosiddetti leader di nicchia).
    Per le prime invece il ragionamento è più complesso.
    Il motociclista medio in genere fa questo ragionamento: se il 1100 ha tutto questo pò-pò di prestazioni, il 600 che offre la metà dovrebbe costare la metà.
    Purtroppo non è così.
    Logico quindi che per intervenire sul prezzo offerto si debba intervenire anche e soprattutto sulla componentistica. Il limite minimo del costo di produzione di un motociclo è rigido a seconda della struttura del costruttore. In quest’ottica Ducati due anni fa nel proprio business plan aveva già indicato il taglio di tutte le motorizzazioni piccole (con la sola esclusione del monster che sarebbe rimasto l’unica entry level del marchio). Questo marchio ha mantenuto la scelta della componentistica di medio-alto livello (comunque ben superiore alle entry level giapponesi, pur se adottanto il forcellone bi-braccio, ecc…) e quindi il costo si aggira intorno ai 7′500 euro, ben i più dell’ER6N che in giro la si può trovare a circa 5′000.
    Bmw, seguendo questa logica, ha proposto la motrizzazione F800 (a prezzi ancora superiori).
    Ktm si è specializzata su mercati più di nicchia (a prezzi comunque elevati).
    Insomma, la scommessa delle case europee è stata quella di produrre motociclette di “bassa” cilindrata (nel relativismo di oggi) cercando di mantenere la componentistica di “nicchia” per far propendere il consumatore a scegliere le loro proposte e non quelle delle case giapponesi.
    Queste utlime invece, potendo conseguire le famose economie di scala grazie al grande numero di unità prodotto, hanno fatto scelte opposte.
    L’unica entry-level giapponese, a mio modesto parere, che si distingue dalle altre è l’ER6N per la “dimensione” più che umana (altezza sella, percezione di leggerezza, facilità di guida).
    Le altre case hanno, fino all’uscita dell’ER6N, sempre pensato che il prezzo sarebbe stata l’unica variabile presa in considerazione da questa tipologia di clientela.
    Quest’anno la Suzuki ha proposto la Gladius.
    Forse in questo caso i giapponesi hanno pensato che il design meritasse l’attenzione europea, ma probabilmente hanno anche fatto l’errore di ritenere che design significasse solo forme…. ma tutta quella plastica che hanno messo intorno alla moto proprio non si può guardare!
    Insomma, la forma è bella e razionale nell’utilizzo…. però manca sempre qualcosa….
    Quel qualcosa che in ambito europeo è centrato in pieno (ognuno con il suo stile) dal design.
    D’altronde il sogno del motociclista è sempre quello di avere il top di gamma (componentistica e design più ancora che prestazioni) al minor prezzo possibile….. e quindi la quadratura di questa utopia non si realizzerà mai: gli europei hanno soglie di prezzo offerto alte, i giapponesi offrono prodotti generalmente poco attraenti.
    Ma forse questo è proprio il bello della nostra passione: dover scegliere la moto che più ci assomiglia e successivamente modificarla per farla combaciare alla nostra immagine in tutto e per tutto !:o)

  5. di superbabbi | 19 Novembre 2008 h. 13:50


    Sono completamente d’accordo con il direttore. Ho posseduto per 5 anni una Hornet 2a serie, una naked “normale”, e posso dire che i suoi quasi 100 cv erano più che sufficienti per divertirsi e fare praticamente tutto. Ho acquistato da poco una Kawasaki versys (indotto all’acquisto anche da un superprezzo) e devo dire che mi sto trovando a meraviglia, tenendo conto che utilizzo la moto anche per andare al lavoro oltre che per qualche gita nei fine settimana con mia moglie. Facile, economica, comoda e, per me, anche divertente (credo tra l’altro che queste caratteristiche debbano essere l’essenza stessa delle moto…). Ho 2 figli piccoli, giro solo su strada, i cv sono più che sufficienti. E di notte non mi sveglio di soprassalto pensando a quanto mi è costata!

  6. di kaiharn | 19 Novembre 2008 h. 16:51


    Pienamente daccordo sulla necessità di avere moto attraenti e meno potenti, che consumino di meno (INNANZITUTTO!) ma cmq con ciclistica e linee ricercate.
    sono un felice possessore di un TDM 900 che da questi punti di vista mi soddisfa, manca un po’ di appeal, sarebbe più bello avere una ducati, ma fare le stesse cose mi sarebbe più difficile e costosto (viaggiare e andare al lavoro).
    Vorrei però fare una puntualizzazione.
    Forse le naked di adesso sono già la versione rivedute e ridimensionata di un altro prodotto, questo prodotto è però la supersportive di ogni casa.
    La principale campagna promozionale delle case motociclistiche è il mondo delle competizioni.
    E’ quì che si genera il desidero nel motociclista dell’acquisto della moto. Questi sono i mezzi per i quali si può chiedere il massimo (di prezzo e prestazioni) è da questi poi che si comincia ad approssimare per fornire un prodotto più accessibile e più economico. Quelle che attualmente poi sono le moto che in questo articolo si invocano vengono alla fine di questo percorso di downsizing costringendole ad avere oltre che un prezzo ridotto anche un appel ridotto per non guastare l’equilibrio dell’offerta delle varie case.
    La moto che vorrei oggi è una moto che indipendentemente dall’indole sportiva (che anch’io ahimè agogno) è una moto che abbia affidabilità e consumi accessibili.

    p.s. bisogna riconoscere alla sola aprilia lo sforzo di agire in questa direzione: Mana, Shiver e Dorsoduro cercano di interpretare con sportività anche scelte di carattere puramente razionale.

  7. di alfioprivi | 19 Novembre 2008 h. 20:41


    Sono daccordo su tutto quanto ho letto oggi.
    Preciso che da dodici anni posseggo SOLO moto con cui faccio tutto casa-lavoro e tempo libero, estate inverno pioggia ecc… quindi il problema mi tocca da vicino.
    Possiedo una Hornet 2006.. ottima moto ma avete idea facendo 15.000 km anno quanto spendo solo di gomme ???
    Quello che mi chiedo è: possibile che le grandi case giapponesi non abbiano in produzione moto tipo mono 350 400 500 cc peso max 150 e 30-40 cv a 5mila euro, con cui divertirsi senza troppi pensieri… forse le fanno ma non per il mercato italiano????
    Pensate a una Transalp naked con 30 kg in meno… è anche un twin sarebbe fantastica.

  8. di temucin0509 | 19 Novembre 2008 h. 22:17


    Buonasera direttore,
    vorrei aggiungere solo un piccolo commento a quanto già detto dagli altri utenti, chiamando in causa la stampa specializzata e dunque anche lei.
    Leggendo alcuni articoli sulla vostra rivista ho notato che spesso, quando si parla di moto cosiddette “entry level” le si etichetta come tali o, peggio, come moto “ideali per le donne”. Orrore! Il fatto che proprio la stampa specializzata dia ad una moto una connotazione di mezzo da donna o da principiante non aiuta certo a creare intorno a quel modello un’aura di moto “figa”. Bisogna sempre tenere ben presente che la massa dei motociclisti è di sesso maschile e che ci troviamo in Italia, paese nel quale l’auto e la moto fanno parte dell’immagine della persona prima ancora di essere un mezzo di trasporto e di svago.
    Detto questo bisogna però ricordare che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, volere la moto bella, fascinosa, potente, che consuma poco e a prezzo da discount. E le cifre dimostrano come le moto che costano molto ma sono d’immagine anche senza essere strapotenti (vedi BMW GS1200) vendono molto di più rispetto ad altre che costano la metà pur offrendo molto, sia in termini di qualità costruttiva, di estetica, di prestazioni e di prezzo (vedi APRILIA Shiver e Dorsoduro).
    Io stesso, che dell’immagine non mi curo più di tanto, ho acquistato una Cagiva Raptor 650, moto insuperabile dal punto di vista del rapporto prezzo/qualità, ma dallo scarso appeal in termini di immagine. Ecchissenefrega dell’immagine.
    La risposta dunque c’è già, basta saper cosa si cerca veramente.

    Un saluto a tutti.

  9. di obliquo1 | 20 Novembre 2008 h. 10:43


    Salve al Direttotre e a tutti i naviganti di motonline.
    Sono un motociclista e scooterrista da più di 15 anni, nel senso che possiedo sia una moto che uno scooter e li utilizzo in tutto l’arco dell’anno, non avendo un’autovettura.
    Nella mia vita, da 14 anni in poi, c’è sempre stato un parallelismo moto e scooter, (avevo un piaggio SI 50cc, ed un’aprilia RX50). Da quel momento in poi ho sempre portato avanti questo teorema, passando a scoter 150, 200 e 250, e possedendo moto 125, 650 (bicilindrico), 750 e 1000 (bicilindrico). Insomma ho percorso il classico iter di maturazione ed esperienza aumentando sempre di un po la potenza e le prestazioni.
    Ora ho 30, possiedo un’aprilia Sportcity 250 ed una Aprilia RSV1000. Il motivo di tale parallelismo è dovuto al fatto che percorro 110km al giorno per andare e tornare dal lavoro, e nel we gite fuoriporta. Se andassi ogni giorno al lavoro in moto mi costerebbe un patrimonio sia di benzina che di gomme e manutenzione, per non parlare del divertimento di entrare nel traffico di Roma con una supersportiva 1000. Nel we invece mi godo le prestazioni (anche esagerate volendo) nei percorsi collinari.
    La mia intenzione sarebbe quella di trovare una moto polivalente che però mantenga appeal, prestazioni adeguate (tra 80 e 100cv), ciclistiche con un minimo di possibilità di intervento, e prezzo accessibile, ma soprattuto consumi decenti. Ilm mio scooter percorre circa 29km/l, la mia moto 13km/l. Se dovessi scegliere oggi una nuova moto non sceglierei di certo una SBK targata da 15.000€.
    L’unica offerta che ho trovato valida nell’ultimo salone di Milano è stata la Kawasaki ER-6F. Purtoppo è stata pubblicizzata pochissimo (solo la sorella “N” ha avuto molta attenzione) ed in rete si trovano poche foto.
    Invece secondo me è una moto che andrebbe evidenziata per quello che è, cioè un mezzo attraente, con un numero giusto di cavalli, un posizione di guida ed un peso che permetta di andarci al lavoro, ed in vacanza con la moglie, un consumo che volendo può essere superiore a 20Km/l ed un prezzo davvero attraente. L’unica pecca se se ne vuole trovare una è che le sospensioni non siano regolabili. Se un giorno riuscissi a vendere la mia aprilia RSV1000, venderei anche lo scooter, così poteri risparmiare su due assicurazioni e sicuramente comprerei la ER-6F. A quando una prova dettagliata di questo prodotto magari facendo una comparativa con qualcosa di simile?

    Ultima osservazione, perchè non esistono più moto 250cc 4t che percorrano 40-50 km/l, o moto 400cc da 60cv con ciclistiche leggere da poter divertire con prezzi da scooter?

  10. di gibbaro | 20 Novembre 2008 h. 12:56


    Gentile direttore,
    sono d’accordo sul fatto che una certa cultura motociclistica predilige certi tipi di moto. Ma cosa c’è di male? Avere una moto sportiva significa persare che una moto meno performante sia da considerare di serie B? Certamente no, chi sceglie un certo tipo di moto fa una scelta personale e non si trova in alcun modo costretto a giudicare chi fa una scelta diversa. Sono piuttosto i produttori che usano termini poco condivisibili come “entry level” e cosi via…E’ il marketing che conduce a certe aberrazioni, non gli utenti. Ho un caro amico motociclista che ha un honda CB 500 di 15 anni e io lo rispetto, ognuno fa le sue scelte. Comunque non mi sembra che il mercato sia cosi’ scarso, si trovano diverse moto belle e validissime a 6-7000 euro, meno di uno scooter. E’ una cifra che si puo’ spendere, anche tenuto conto delle emozioni che regalano. Quando salgo in moto mi inchino di fronte all’industria motociclistica che mi offre cosi’ tanto per cosi’ poco. Se penso poi a quanto costano le auto, che in fin dei conti offrono solo traffico e claustrofobia.

  11. di valterone | 20 Novembre 2008 h. 14:08


    Avete ragione un pò tutti, tranne forse freedomz76, che secondo me ha comprato il Monster 696 perchè gli piaceva, non perchè -come dice lui- pesa 60 (sic!) kg meno della Z750.
    Noi italiani compriamo le moto principalmente perchè ci piacciono e ci compiacciono ed è secondario il fatto che più di qualcuno non sappia nemmeno usarle. Gli europei del nord invece, le comprano per usarle.

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Pensieri in libertà

Da poco più di un anno la casa editrice di Dueruote pubblica anche un’edizione italiana di Top Gear, prestigiosa rivista inglese dedicata alle auto e, in genere, agli aspetti più estremi del trasporto su ruote. Non potevano certo mancare le moto e così, sin dal primo numero, ho tenuto una rubrica dove inserisco - a ruota libera - spunti, pensieri e provocazioni che mi vengono dalla frequentazione quotidiana di gare, nuovi modelli, aziende, mercato e chi più ne ha più ne metta. Devo dire che non mi sono mai stati posti limiti, e così mi diverto a distribuire punzecchiature a destra e a manca, a certe tipologie di utenti, a certo design (sic!), a certe scelte progettuali che proprio non riesco a digerire… Certo, sono opinioni del tutto personali e che, di conseguenza, non pubblico su Dueruote o su motonline dove - vista la mia funzione di direttore - potrebbero essere fraintese o interpretate erroneamente come il pensiero o la “linea” della rivista e del sito. Le posso invece riproporre su questo blog (le trovate elencate nel box in basso a destra), come spunto in più per ragionare e - spero - soprattutto per sorridere. Buona lettura!

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Grazie a tutti di essere venuti

Grazie a tutti di essere venuti!
E’ stato un piacere per me e per tutti noi della redazione incontrarvi e conoscervi questa mattina e scambiare due chiacchiere con voi al nostro Stand.

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Arriva il monogomma

Appena archiviata l’ultima gara del 2008 a Valencia già sono scese in pista le nuove squadre del prossimo campionato, per testare le nuove accoppiate pilota-moto ma - anche o soprattutto - per iniziare a valutare quella che sarà la novità tecnica più importante: l’arrivo del monogomma Bridgstone. Questo cambiamento ha già provocato discussioni e polemiche a non finire, sia per la fretta con cui è stato gestito dall’organizzazione della MotoGP, sia riguardo agli effetti che avrà sui costi, sull’evoluzione delle moto, sulla competitività dei piloti. Per quanto mi riguarda ritengo che la formula monogomma, già testata con successo in Superbike, possa anche essere valida, sempre a condizione che sia gestita in modo trasparente e corretto, come a dire che i pneumatici siano davvero uguali per tutti, dal super-ufficiale all’ultimo dei team privati. Soddisfatta questa condizione, si può immaginare che ne derivino due conseguenze positive. La prima è che l’assenza di pneumatici speciali e dedicati renderà sostanzialmente inutile un’eccessiva esasperazione tecnologica e, di conseguenza, si risparmieranno non pochi quattrini. Infatti, la potenza e la coppia delle attuali 800 cc sono decisamente sovrabbondanti rispetto alle capacità di aderenza dei pneumatici e, di conseguenza, è inutile avere controlli di trazione sofisticatissimi o altre diavolerie del genere se poi non li si può abbinare a “scarpe” studiate ad hoc. La seconda, che in realtà deriva da quanto già detto, è che dovrebbe diminuire la differenza di prestazioni tra le moto ufficiali e quelle dei team privati, consentendo a questi ultimi qualche buon podio e dando spazio a qualche giovane di farsi notare. E così le gare dovrebbero ritornare a essere combattute, evitando certi momenti di noia di quest’anno, quando il tempo sul giro - più che dall’abilità del pilota - era “imposto” dal setting ipertecnologioco e immodificabile della sua super-moto. Forse sono troppo ottimista? Pronto a ricredermi se qualcuno ha qualche buon argomento contrario…

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Save the date!

Gli utenti registrati e profilati su www motonline.com stanno raggiungendo in numero record di 230.000 e, di questi, moltissimi sono anche lettori di Dueruote. In complesso si tratta di una community imponente che trova nel sito e nella rivista un punto di incontro, di discussione e di condivisione dei suoi interessi. Molti di questi appassionati li incontro e li incrocio sul forum o nei blog, ma di gran parte di loro  conosco solo  il nick name  e solo di alcuni anche il nome reale, nel caso scrivano a Dueruote. Certo è che sarebbe bello una volta incontrarci tutti di persona, in una maxi festa che purtroppo non potrà che rimanere un sogno, visto che - per ospitare tutti  nel caso fossero disponibili - non basterebbe lo stadio di San Siro! In termini un po’ meno velleitari un occasione per incontrarsi può essere il prossimo Salone della Moto a Milano. Infatti, il nostro Riccardo Matesic sta già contattando la community e organizzando un incontro per venerdì 7 novembre mattina allo stand di Dueruote-motonline Xoff Road (pad. 6, stand C22-C28). Sarà presente tutta la redazione, compreso il sottoscritto, e festeggeremo insieme l’arrivo del numero speciale di Dueruote con il reportage in diretta sulla manifestazione. Poi potremo ragionare un po’ sull’andamento di siti e riviste, valutare insieme l’iniziativa del casco Shark con la grafica dei moschini, scambiarci un po’ di opinioni e critiche (sempre benvenute). Insomma, segnate questo appuntamento in agenda: vi aspettiamo!

PS. Intanto approfitto per fare i miei personali e più sentiti augurio a Armandino e Faith, due motociclisti che si sono incontrati nella nostra community e che ci hanno comunicato che  nella prossima primavera convoleranno a nozze!

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Eleganza o sicurezza?

Il fenomeno è certamente cittadino ma, come spesso accade, può rappresentare una tendenza che poi tende a diffondersi in modo generalizzato, e mi riferisco all’abbigliamento utilizzato dagli utenti delle due ruote - uomini e donne - che incontro quotidianamente nel percorso casa-redazione. Prima cosa che ho notato è che rispetto ad alcuni anni orsono si è passati da accessori di “recupero†(per esempio la classica giacca a vento da sci) o da motociclista duro e puro a un nuovo stile che cerca di coniugare funzionalità ed eleganza. O meglio, con l’eleganza (che è comunque un fatto positivo, oltre che un piacere per gli occhi) che prevarica abbondantemente la sicurezza. Oggetto di queste scelte sono soprattutto caschi e giacche: i caschi sono sempre più griffati e sofisticati nelle finiture ma, nella gran parte dei casi, non appartengono alle marche specializzate del settore, quelle che ogni anno investono nella ricerca di maggior sicurezza e comfort. Insomma, queste case sembrano un po’ ghettizzate nella nicchia degli accessori tecnici e, quindi, per ora questo treno l’hanno perso. Peccato, perché il prezzo al pubblico dei caschi griffati è solitamente superiore a quello dei modelli più tecnici, e ci sarebbe quindi la possibilità di far reincontrare in modo innovativo l’offerta con la nuova domanda dei motociclisti urbani. Per quanto riguarda le giacche il discorso è analogo: da anni le case di moda si ispirano allo stile dei motociclisti ma, aspetto a parte, protezioni dalle intemperie, traspirabilità, robustezza e presenza delle preziosissime protezioni non vengono proprio considerate. E di nuovo i prezzi sono uguali o superiori a quello dei capi tecnici propriamente detti. Forse servono dal lato utenti una maggior educazione e consapevolezza e, dal lato produttori specializzati (che in termini di qualità reale e anche di design sono spesso al top), uno sforzo per farsi meglio conoscere e per trovare canali distributivi più capillari.

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Soprattutto vecchi schemi

Il Salone di Colonia attualmente in corso chiude il quadro sulle novità che arriveranno nel 2009.

Personalmente sono un po’ deluso perché, in un mondo che cambia alla velocità della luce, mi sembra che le case stiano ricalcando per i loro nuovi prodotti strade ormai un po’ vecchie e superate… Per capirci, arrivano raffiche di sportive estreme - e va bene, a chi non piacciono! - ma ancora non vedo per il commuting urbano proposte innovative sotto l’aspetto funzionale, della sicurezza, dei consumi e dell’inquinamento, fatto salvo il nuovo Piaggio MP3 125 che, se i programmi saranno rispettati, dovrebbe arrivare nel 2009 anche in versione “ibridaâ€.

Lo stesso in realtà sta accadendo tra le auto, dove più o meno tutti i produttori sono stati presi in contropiede da una richiesta del pubblico che si concentra sempre di più su modelli di dimensioni ridotte, a basso costo di gestione, che consumino e inquinino poco, possibilmente bi-fuel, addirittura elettrici o ibridi. E questo orientamento credo che sia profondo e di lungo periodo, non solo legato in modo contingente alla crisi che in questo momento attanaglia l’economia mondiale e le tasche dei consumatori. Insomma, ok alle moto da puro divertimento e benissimo i modelli di fascia media di grande appeal senza bisogno di esagerare con le prestazioni, ma il mondo del commuting urbano ed extraurbano (leggesi scooter) che sta reggendo in questo momento il mercato forse avrebbe bisogno di un approccio diverso e di un progresso tecnologico più spinto…

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Old economy, per fortuna

Guidando verso la redazione ascolto la radio e, da un po’ di tempo, spesso arrivo con i capelli dritti in testa per le notizie che giungono dall’economia mondiale. Ora, non sono un esperto della materia e che cosa siano i “Derivati†e le altre diavolerie finanziarie che hanno avvelenato i mercati esattamente non lo so. Capisco solo che si tratta di un gioco d’azzardo centrato su previsioni per il futuro, del tutto svincolato da parametri concreti quali produzione, vendite, investimenti, progetti…
Fortunatamente per noi, si tratta di problematiche che riguardano prevalentemente il settore immobiliare, assicurativo e le Banche d’affari, anche se poi i danni riguardano l’economia nel suo complesso. Infatti, vanno a deprimere tutti i consumi, compresi quelli dei mezzi di trasporto - due ruote comprese - che già hanno i loro bei problemi tra caro petrolio, tariffe esose di tutti i tipi, normative sempre più complesse e restrittive, pericolosità nell’utilizzo su strada. Nonostante queste difficoltà il nostro settore tutto sommato regge, con un calo di vendite nel 2008 complessivamente contenuto, ben inferiore rispetto a quello subito dalle auto. Anche le aziende per ora tengono botta anzi, le ultime acquisizioni di MV Agusta da parte di Harley-Davidson e di Husqvarna da parte di BMW hanno consolidato questo comparto industriale che ancora basa la sua sopravvivenza e i suoi successi su valori antichi quanto solidi, che dopo anni di sottovalutazione tutti tornano ad apprezzare: know how, qualità, ottimizzazione della produzione, design, ricerca della sicurezza, qualificazione della manodopera, attenzione ai bisogni degli utenti. Unico “Derivatoâ€: la passione…

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Quale sarà il campionato più bello del 2009?

Situazione complessa: la MotoGP - con una grande copertura mediatica e un giro di quattrini importante - fatica a rinnovare la sua formula che inizia a mostrare la corda, con gare a volte noiose, una griglia di partenza scarna, un successo troppo vincolato alla presenza di Valentino Rossi. La SBK, al contrario, non riesce a fare breccia in TV e nel portafoglio degli sponsor però, nel prossimo anno, schiererà ben sette Case che occuperanno, con i loro piloti ufficiali, tutte le prime file della griglia di partenza…

… Va aggiunto, sempre per la MotoGP, che il futuro delle classi 125 e 250 è oggetto di discussione ma, per ora, non si intravede una soluzione definitiva mentre, tornando alle derivate di serie, le formule SBK, Supersport e Superstock hanno da tempo trovato un loro equilibrio e una loro maturità. Tra l’altro, come ha più volte sottolineato il nostro Luigi Rivola, questo successo della Superbike sommato a quello della MotoGP ha reso evidente un’anomalia mai vista prima, ovvero che nel prossimo anno ci saranno nelle diverse categorie più moto ufficiali a disposizione che buoni piloti per cavalcarle (e col rischio di far schizzare verso l’alto gli ingaggi anche nelle derivate di serie). Vedremo come gli organizzatori dei due campionati sapranno gestire problemi contingenti e progetti per il futuro. Certo è che, per la gioia di tutti gli appassionati, la stagione di gare 2009 si prospetta tra le più intense e combattute degli ultimi decenni: le squadre sono ormai praticamente definite e si aspetta solo l’inizio dei test invernali per dare fuoco alle polveri. Ma, alla prova dei fatti, quale dei due campionati poi risulterà il più avvincente? La discussione è aperta…

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Imperativo: ridurre i consumi

Tra i misteri irrisolti del motociclismo ci sono i consumi di carburante: quarant’anni orsono le 125 facevano 40 km/litro, le 250/500 una trentina e nessuna maxi scendeva sotto i 20. Oggi, un po’ per l’aumento di pesi e prestazioni, un po’ per l’utilizzo dei variatori a cinghia sugli scooter, un po’ per motivi che mi sfuggono le maxi viaggiano tra i 13 e i 15 km/litro mentre uno scooter di media cilindrata supera di poco i 20… Al contrario, le auto, sono passate dai canonici 10 km/litro scarsi del passato ai quasi 25 dei modelli di ultima generazione tipo la Toyota iQ di prossima presentazione…

… e non è finita, visto che le auto possono utilizzare come carburante anche GPL , metano e gasolio, migliorando ulteriormente la loro economia di esercizio. Ora, visto che il risparmio di carburante è sempre stato una delle peculiarità positive delle due ruote, queste ultime dovrebbero per definizione consumare molto meno di un’auto, e ancor di più in tempi come questi di prezzi del carburante alle stelle. Se poi si considera che moto e scooter di solito viaggiano con il solo pilota e senza bagagli, e si pensa invece all’efficienza energetica di una qualsiasi utilitaria con a bordo due persone, il confronto rischia di diventare impietoso. Insomma, mi sembra che il tema consumi da anni non sia assolutamente considerato dai progettisti, impegnati più che altro in una rincorsa a prestazioni sempre più esasperate che, a questo punto, non si capisce neppure bene a che cosa servano.
Direi proprio che è ora di cambiare strada!

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